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Umanità, donne e cultura: donne dell'arte e nell'arte

«Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gen 1,27)

Il mese di marzo non è solo la festa di San Giuseppe, di cui abbiamo analizzato la figura in articoli recenti, ma ricorre anche un giorno del tutto particolare, che dovrebbe attestare ed aiutare un cambiamento della mentalità maschile nei confronti del mondo femminile, la Festa della Donna.

Al riguardo le sentinelle segnalano un interessante articolo: “A proposito dell’8 Marzo. Donne, pittura e società: una parità non ancora riconosciuta” di Rita Randolfi.

Un’attenta analisi sul rapporto tra pittura e stereotipi sociali sulla figura femminile e della difficoltà, per le donne, nel ritagliarsi un ruolo da artista nella società dei loro tempi.


La cameriera e la ballerina, che si vede sullo sfondo del quadro, dunque, servono per il relax dell’uomo, l’unico che pare aver lavorato, come se la dura disciplina della danza o il servizio in un locale non implicassero la stessa fatica.












E. Manet, Angolo di un caffè-concerto, Londra, National Gallery

Possiamo certo dire che la presenza delle donne nell’arte è il risultato di una lotta atavica alla disparità e alla differenza di genere.

È bene precisare che l’8 marzo non è la Festa della Donna, ma la Giornata internazionale dei diritti della Donna, nata per ricordare i diritti conquistati dalle Donne e soprattutto le discriminazioni e le violenze che – purtroppo, ancora oggi – in tutto il mondo le vedono protagoniste. Una giornata con un preciso valore sociale e politico, non solo un’occasione per fare festa e vendere qualche fiore in più.

Alla radice di queste diseguaglianze e di queste violenze ci sono appunto anni di una cultura pregna di stereotipi e pregiudizi:

L’universo femminile ha sempre e, ovviamente, suscitato l’interesse degli uomini, che tuttavia hanno creato degli stereotipi – l’innocente fanciulla, la moglie, la madre, la prostituta, la femme fatale, ecc. – che in qualche misura hanno condizionato anche le donne, ingabbiandole in una sorta di recita a vita per identificarsi in ruoli pensati dai maschi per piacere ai maschi.


Delle qualità artistiche delle pittrici poco è giunto sino a noi, compresse in un modello del tutto maschile:

Le artiste spesso non vengono neanche menzionate dai biografi e ancora oggi stentano a trovare un posto nei manuali di storia dell’arte. Si parla quasi esclusivamente di Artemisia Gentileschi, ma più che per il suo valore artistico, per la triste vicenda personale che la vide vittima dello stupro subito dall’aguzzino Agostino Tassi, o di Frida Kahlo, anche lei proposta quale icona dell’opposizione al capitalismo imperante per quella sua ostinata ostentazione del costume tradizionale messicano e dei baffi, segno della ribellione alle convenzioni, o di Tamara de Lempicka per le sue trasgressioni.

Seguendo la propria vocazione, personaggi come Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo hanno riscritto la storia, aprendo la strada ad una nuova ideologia: le donne nell’arte non sono soltanto muse e modelle, ma possono ricoprire anche il ruolo di artiste.


Oggi, pur ammettendo che si è percorsa tanta strada, ancora le donne subiscono ingiustizie e violenze, di cui la cronaca ci informa quasi giornalmente, ancora devono lottare, sgomitare e dimostrare di essere più brave, più intelligenti, più competenti degli uomini, ancora vengono giudicate prima che per la preparazione e le capacità lavorative, per la bellezza.


Il dipinto mostra Adamo addormentato e l'uscita di Eva dalla sua costola. Esso rende in modo didascalico il versetto della Genesi: "Il Signore fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore plasmò con la costola una donna e la condusse all'uomo" (2, 21-22).








Nicola da Nova Siri, La creazione di Eva, affresco, XVI secolo

Dovremmo smettere di metterci in competizione nei rispettivi ruoli sessuali, considerando che l’origine della diversità, in verità, è in origine clonazione del proprio Io, duplicazione del proprio essere. Il maschile è femminile, il femminile è maschile e si completano in Dio Creatore.

E “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò” (Gen. 1,27) dove è sintetizzata la nascita dell’essere umano, che è uno solo, ma che ha in sé il maschile e il femminile. Questo è chiaro nella lingua ebraica in cui sono stati scritti la maggior parte dei libri della Bibbia, in cui i termini uomo e donna hanno la stessa radice sia al maschile che al femminile: “uomo maschio” è ish, “uomo femmina” è ishsha.


Concludiamo appunto con le parole dell’autrice Rita Randolfi che ci aiutano a capire quale direzione intraprendere:

Forse le donne dovrebbero smettere di voler somigliare agli uomini, di voler piacere agli uomini, e difendere la loro meravigliosa diversità, l’istinto alla maternità, alla cura, alla protezione dell’essere umano, quell’istinto così naturale e così misterioso e ricco d’amore, che, se coltivato, potrebbe arrestare qualsiasi tipo di violenza.

Ma occorrerebbe cambiare davvero mentalità, distruggere stereotipi ormai stantii e affidarsi anche alla cultura per veicolare nuovi e rivoluzionari messaggi.


Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona


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