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Dante e il mosaico di Otranto. Un incontro culturale in occasione dell’Anno di Dante

Aggiornamento: 9 dic 2021

Tra interessanti suggestioni, analogie e con un mistero: un manoscritto smarrito dal significativo titolo “Il Mosaico di Otranto: ponte tra Oriente ed Occidente”.

 

Quando, nel lontano 1964, don Grazio Gianfreda pubblicò “Suggestioni e analogie tra il Mosaico pavimentale di Otranto e la Divina Commedia”, uno dei primi tra i suoi numerosissimi lavori sul Mosaico e sulla storia di Otranto e di Terra d’Otranto, non poche furono le polemiche da parte di alcuni “soloni” che storcevano il naso per quell’originale e “suggestiva” pubblicazione.

Così, inizia il racconto dell’autore, Pantaleo Gianfreda nonché nipote di Don Grazio Gianfreda, di cui volentieri pubblichiamo qualche stralcio e il link di riferimento. Don Grazio Gianfreda sacerdote e studioso di grande umanità e sapienza, per decenni fu parroco della Cattedrale di Otranto e, uomo colto e spirito curioso, aveva iniziato da tempo ad “esplorare” i significati ed i misteri del medievale mosaico pavimentale e a scriverne.



Il punto centrale è stata quell’Abbazia basiliana di San Nicola di Casole che rappresentava «un vero “ponte” culturale tra Oriente ed Occidente, dotata di una ricchissima biblioteca e di un rilevante scriptorium per la riproduzione da parte dei suoi monaci amanuensi di testi e codici antichi greci e latini – oggi sparsi nelle più rinomate Biblioteche di tutta l’Europa -, vera Università di Studi (la prima d’Europa, secondo alcuni storici), cui accedevano gratuitamente i giovani desiderosi di acculturarsi».


Di questa pubblicazione “Suggestioni e analogie tra il Mosaico pavimentale di Otranto e la Divina Commedia”, possiamo sottolineare in particolare che nella “prodigiosa fecondità” che caratterizzò il periodo 1050-1350, “vanno posti – scrive ancora don Grazio – il mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto e la Divina Commedia: essi sono due poemi di fede e di scienza, di pedagogia e di etica, di arte e di cultura; essi sono due sintesi del pensiero umano, che caratterizzano il periodo in cui videro la luce… Otranto e Ravenna s’incontrano e si tendono la mano: sono un po’ troppo i punti di contatto tra il mosaico e la Commedia. Sono scene, figure, analogie, pene di dannati, miti che si scostano dalla tradizione classica e che troviamo identici in Pantaleo e Dante… i racconti dei due artisti sono uguali e non si allontanano dalla grande letteratura medievale… Pietre angolari della grande cultura universalistica, Pantaleo dipinge, Dante scrive: quello regala le figure; questo, le didascalie”.


Il dibattitto sarà senz’altro interessante e fecondo, previsto per il 10 dicembre a Collepasso, una ridente località salentina.

Ma ciò che sbalordisce è l’ultimo lavoro di Don Grazio Gianfreda, cui aveva già dato il significativo titolo “Il Mosaico di Otranto: ponte tra Oriente ed Occidente”. Un lavoro mai pubblicato, le cui bozze (invano cercate dal nipote) sono andate forse perdute. Lanciamo quindi un appello affinché, se qualcuno ne avesse notizie, possa metterci al corrente tramite mail. La fecondità di ponti tra occidente e oriente è un’eredità del passato, noi possiamo e dobbiamo ricercarla per farne tesoro. Probabilmente questo lavoro potrebbe far luce sugli sforzi di uomini del nostro ‘oscuro passato’ che puntavano all’essenza pura di Dio: l’Umanità.

Rimandiamo alla interessante lettura integrale del testo originale dell'autore Pantaleo Gianfreda. Buona lettura


Autore: Pantaleo Gianfreda

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