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Molto rumore per nulla! Il confronto senza tentativi di proselitismo

Post by Lorenzo Labagnara


Stamattina, mentre ero impegnato nella mia rassegna stampa al cesso, mi sono affacciato sulla pagina faccialibro di un mio amico. C’era uno scambio sul tema che oramai ha totalizzato le nostre vite da un paio d’anni e constatavo l’incomunicabilità tra le parti. Scatta sempre l’ormai consunto meccanismo del botta e risposta, anzi del botta e contro botta. Non esiste l’esposizione di una idea propria, di un concetto elaborato in momenti di riflessione personale, ma semplicemente lo sbandieramento di titoli di giornali e slogan di politici. Ma non siamo stanchi di questi giornalisti? Ieri hanno scambiato Mariangela Melato con Monica Vitti e ancora basiamo la nostra ricerca di informazioni su quello che ci propinano ogni giorno dai loro megafoni multimediali? E vogliamo parlare dei politici che non fanno nessun tipo di scelta da anni e seguono la corrente lenta di un fiume limaccioso che è diventata la nostra società, spenta, rassegnata.


Io lavoro in televisione e spesso si sente dire, durante riunioni di scaletta e ideazione di spazi all’interno di una trasmissione: “Ma qui dobbiamo creare il contraddittorio altrimenti non funziona…”

Contraddittorio vuol dire che io dico una cosa e tu l’esatto opposto. Il risultato qual è? Che si alza la voce, si passa al peggiore, migliore per gli ascolti, turpiloquio e alla fine si torna al punto di partenza. Tanto rumore per nulla. Ho assistito personalmente a puntate di Porta a Porta dove i leader di partito si salutavano amabilmente all’arrivo, dicevano peste e corna ognuno delle posizioni dell’altro in diretta per poi fermarsi a telecamere spente complimentandosi a vicenda di come avevano condotto il dibattito e questionare sul ristorante da scegliere insieme per la cena. Del dibattito rimanevano solo le battute, i colpi che cercano di abbattere l’avversario, ma per finta, tanto ognuno rimane della sua opinione. E allora a cosa serve tutto questo dispendio di energie? Che risultato si raggiunge? Io un’idea me la sono fatta, ma non ve lo dico altrimenti parte il contraddittorio….


Ragionando sempre sul mio podio di ceramica ho fatto poi questo pensiero: “ma non staremo sbagliando le parole?” Perché poi le parole sono importanti, ve lo dice uno che è perito elettronico e c’ha sempre paura di fare errori quando si esprime. Se continuiamo a definire il nostro Presente con termini di cent’anni fa secondo me le cose non tornano, non si concretizza la loro forma reale, attuale, ma le vestiamo di un abito che non esiste più. Se usare la parola Fascismo ci libera da qualsiasi analisi di come viene gestito il mondo e ci permette di dividere qualsiasi questione in “buoni e cattivi” stiamo facendo un errore grossolano di antistoricismo, ci arroghiamo il diritto di definire la nostra storia presente con un vocabolario del secolo scorso. Possibile che siamo così pigri (e sono buono) dal non riuscire a trovare un termine nuovo, di questi nostri tempi, per definire la sopraffazione, l’ingiustizia, il razzismo, l’apatia e l’incapacità delle classi politiche, degli imprenditori e perché no dei lavoratori? Siamo così perfetti che la colpa è sempre degli altri che sono figli della storia mediocre che ci ha preceduto? Commentiamo le partite di calcio con le immagini di 40 anni fa. Vi è mai capitato di vedere il repertorio in bianco e nero, magari per ricordare un calciatore scomparso e pensare:” mamma mia quanto erano lenti!” Ecco non erano lenti loro, erano gli anni 70 e quella era la realtà del momento, il modo di giocare, le possibilità fisiche.


Dobbiamo contestualizzare, dobbiamo vivere il presente dando nomi nuovi a quello che succede o ci perdiamo nei paragoni e l’attenzione va indietro nel tempo.

Io penso che la chiave sia il confronto senza tentativi di proselitismo. Io espongo la mia idea, tu la tua e poi lasciamo spazio alla riflessione, al tempo necessario per capire e poi fare propri dei concetti che non sono mai semplici come vogliono farci credere, anche la necessità o meno di indossare una mascherina e dove e come e….


Io mi appassiono alla musica e devo suonare ogni strumento che mi capita per tirare fuori il suono che è vibrazione dell’universo, te pare poco. Ho imparato così che il nostro cervello ha un tempo e il nostro corpo uno molto più lento. Se capisci una cosa prima che il tuo corpo possa trasformarla materialmente passano giorni, mesi, più invecchiamo e quasi parliamo di anni. Questo per muovere le dita di una mano sulla tastiera del pianoforte o socchiudere le labbra per centrare una nota suonando la tromba. Ci vuole elaborazione, prima la mente poi il corpo e l’altro è il tramite che ci permette di raggiungere l’obiettivo.


Dopo tutto questo ragionare, con la mente c’ho messo il breve tempo di una seduta al bagno, faccio colazione. Un selfie con la mia gatta, caffè e spremuta d’arancio. Mi risento una canzone di Sanremo, rileggo qualche battuta sui social e non smetto mai di domandarmi…

Buona vita

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