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Quanto della notte (3). Il risveglio della coscienza: Nicodemo

Aggiornamento: 18 feb 2022

La condizione della notte è menzionata nei vangeli solo in determinati momenti della vita di Gesù, ha spesso a che fare con i dubbi degli uomini, con risposte che a volte non arrivano.


Nell’incontro di febbraio del ‘Corso sulla Lettura’ tenuto dalla comunità di Sant’Egidio, ad essere analizzato è un personaggio che nella ‘notte’ va alla ricerca del Cristo: Nicodemo, timoroso di essere scoperto, soprattutto ha paura di perdere un ruolo importante nel sinedrio, ha dei dubbi (la sua notte) e cerca delle risposte.


In un post precedente https://www.lesentinelle.info/post/sentinella-quanto-della-notte-2 nella figura di San Giuseppe avevamo identificato ‘l’uomo del dubbio’, il quale avrebbe dovuto tirarsi indietro davanti alle difficoltà ma che poi diventa ‘l’uomo dell’ascolto’; la voce di Dio diventa la sua guida e Giuseppe si mette in gioco per il bene degli altri. Giuseppe, è un uomo semplice, non è un sacerdote, non un sapiente ma fa la sua parte nel gioco della storia, come potremmo fare tutti noi.


Nicodemo è anch’egli uomo del dubbio, diversamente da Giuseppe però non si accontenta di quel che vede, di quel che sente. Uomo della ricerca, vuole risposte certe ai suoi dubbi, nel suo atteggiamento possiamo sentirlo più vicino a noi. Uomo sapiente, uomo che conosce bene le scritture sente che c’è qualcosa che gli sfugge, qualcosa che non gli è chiaro. Il dialogo con il Cristo che avviene nella notte diventa allora quell’apertura che a volte manca a noi moderni, il saper e volere ascoltare l’altro, anche se questi ha delle risposte folli alle proprie domande: “Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?” questi i suoi dubbi ed anche i nostri. Così anche l‘uomo materialista dei nostri tempi non può accettare queste realtà ‘spirituali’; eppure, aprirsi alle realtà ‘fondamentali’ apre a nuove prospettive, ad una visione veramente umana e divina.


Ma poi dobbiamo dirlo, questo ‘Corso sulla Lettura’ a cui ho assistito avviene in un momento particolare dell’anno: il 7 febbraio si è svolta la festa per il cinquantaquattresimo anno dalla fondazione della comunità di Sant’Egidio. Inoltre, come ogni anno nell’anniversario della sua morte, la Comunità di Sant’Egidio celebra il ricordo di Modesta e di tutte le persone senza dimora che muoiono per la durezza della vita in strada.


La storia di Modesta è ben conosciuta da gran parte della comunità. Modesta era una persona molto anziana che viveva nei pressi della stazione Termini di Roma. Il 31 gennaio del 1983 ebbe un malore e l’ambulanza si rifiutò di prenderla in carico perché aveva i pidocchi, morì per strada senza soccorso. Fu una grande ferita per la città e la Comunità fu toccata profondamente dalla storia di questa donna fragile, provata dalla vita, morta per il rifiuto, l’abbandono, il disprezzo. Nella sua storia sembravano concentrarsi tanti segni di povertà e di abbandono, fino a farne una vera “martire dell’indifferenza”. Furono gli amici della Comunità a prendersi cura di lei, anche dopo la morte.


Particolare parallelismo con l’altra storia: Gesù nel momento peggiore della sua vita viene abbandonato dai suoi amici, ed è Nicodemo che appena lo conosce ad occuparsi di lui dopo la morte in croce.



Duomo di Orvieto, Pietà di Ippolito Scalza 1570-79 (Nicodemo, Gesù, Maria e la Maddalena)

Giuseppe accoglie l’arrivo di Gesù sulla terra, mentre Nicodemo lo assiste nella sua morte fisica, accogliendo la sua eterna presenza spirituale. Oltre alla presenza di Maria sua madre, l’inizio e la fine della vita di Gesù è segnata dalla presenza e l’assistenza di questi due anziani uomini. Persone avanti con l’età, importanti ed indispensabili nei momenti di maggior fragilità dell’essere umano chiamato Gesù.


Quanto erano fondamentali e rispettati i vecchi, una volta. Invece, a noi poco importa degli anziani, sono gli scarti, coloro che pesano, quelli che non hanno bisogno nemmeno di una degna sepoltura (come avvenne ad inizio pandemia). Prima o poi qualcuno dovrà farci capire perché siamo arrivati a questa indifferenza del ‘vecchio’. Ma anche in questo la Comunità riesce a dare delle risposte, di recupero e dignità nella cura dell’anziano come è stato per il caso di Edda e Pierpaolo, vedi il link:


Una casa vera, non un istituto o una struttura, in cui avere cure familiari e mediche. È l’esperienza del cohousing, le case condivise per anziani, un’iniziativa diffusa a Roma e in altre città, dove chi ha difficoltà a vivere da solo per diversi motivi (di salute, economici, sociali) ricostruisce con gli altri un ambiente familiare, in cui sono condivise le spese per la convivenza e per l’assistenza sociosanitaria.


Il ‘Corso sulla Lettura’ regala tanti spunti di riflessione ma è anche il momento in cui si prende coscienza delle realtà nascoste, quelle verità che vengono dall’alto, come l’amore gratuito della comunità per gli ultimi, aprire il cuore e la mente porta veramente a rinascere dall’alto: ciò che nasce dalla carne è carne, bisogna invece nascere in Spirito per essere figli di Dio, a immagine e somiglianza di chi ci ha fatti con Sapienza ed Amore. Ognuno cercando la propria strada per rinascere dall’alto, non esistono formule precise o precetti da seguire, ma la caratteristica che accomuna chi è alla ricerca di risposte è l’Amore. Solo se siamo su questa lunghezza d’onda troveremo una risposta ai nostri dubbi (soprattutto quando siamo nella notte).


L’errore dell’uomo che si forma dei pre-giudizi, a seconda degli input che gli vengono forniti, può ‘liberamente’ decidere, come in tutte le guerre in corso o quelle che si stanno preparando, di poter scegliere se stare dalla parte dell’esercito A o dalla parte dell’esercito B ma nascere dall’alto significa anche capire che nessun esercito può avere la verità, perché la verità assoluta ha un solo nome PACE.



Nella manifestazione per la pace organizzata dalla comunità di sant’Egidio il 17 febbraio, contro i venti di guerra che si stanno preparando sul territorio dell’Ucraina, vi è la certezza che c'è un risveglio delle coscienze dopo un periodo di catalessi dovuta alla pandemia.


Così come per tutti gli scontri ideologici di cui ci rendiamo partecipi e complici, conflitti superabili solo guardando all’Amore e non alle divergenze di parte che ci sovrastano, semplicemente per paura o rabbia indotta.


Allora cerchiamo questa ‘verticalità’ del nostro essere, con i nostri sensi e con il risveglio della coscienza. Anche le piante hanno un sesto senso, anche loro ricorrono alla propriocezione per raddrizzarsi verso l'alto anche nel buio, nonostante il nostro pregiudizio che la pianta cresce in alto solo perché va alla ricerca della luce del sole. Noi questa propriocezione l’abbiamo sia fisica ma anche spirituale, solo ritrovandola possiamo ‘rinascere dall’alto’ e incamminarci così alla ricerca dell’umanità perduta’.


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